Processi d'individuazione e oppositività
Una delle prime parole che il bambino impara è il "No". Si può capire, intuitivamente, che egli, in questo modo, non solo attiva una posizione oppositiva, ma cerca anche di differenziarsi dall'altro.
È come se il bambino dicesse: sono un essere umano diverso da te, con un mio modo di sentire e vedere le cose. Per la verità, il bambino, all'inizio, queste cose le dice più a se stesso che agli altri: uscito dalla simbiosi materna, operata la distinzione tra Io e Non-io, sente il bisogno di individuarsi, cioè distinguersi dall'altro, separandosi. È questa la conditio sine qua non per trovare la sua unicità di individuo.
Ricordiamo, con Aldo Carotenuto, che individuo significa esattamente "non diviso", unico, con una coerenza interna, che gli permetta di essere padrone delle sue motivazioni, dei suoi valori e, soprattutto, della sua vita.
L'Adolescenza e "L'età ingrata"
Detto questo, non è difficile prevedere che il percorso sarà lungo e faticoso, impegnando un soggetto in fase evolutiva per almeno vent'anni. Il massimo degli sforzi si possono osservare nella fase adolescenziale. Forse non guasta sottolineare che l'adolescenza non è una fase beata. L'adulto ha sottoposto a rimozione molti sentimenti, stati d'animo, difficoltà della sua adolescenza. Vuole identificare questo periodo con la giovinezza e, quindi, conclude che è stato per lui ed è, in generale, il periodo più bello della vita. Non è così. Alberto Moravia, che non era uno psicologo, ma aveva la sensibilità dell'artista, ha definito l'adolescenza come "l'età ingrata".
Forti spinte ormonali, cambiamenti fisici significativi provocano in lui un turbamento, uno smarrimento, un senso d'indefinitezza che esprimono tutt'altro che benessere. E tutto questo non dura per qualche mese, ma qualche anno, nella migliore delle ipotesi. Se le cose stanno così, non deve sorprendere il fatto che il giovane si chiuda in se stesso, fatto questo che spesso sottende collera ed oppositività, oppure attivi comportamenti francamente oppositivi, di ribellione che esprimono, ad un tempo, disagio e reazione a quello stato d'inadeguatezza e sofferenza che abbiamo descritto.
La Costruzione del Sé
Ma per non perderci nel mare della dinamica adolescenziale, torniamo a dire che la contrapposizione con l'adulto esprime un bisogno d'individuazione. Occorre sottolineare che in questo momento evolutivo del giovane, il processo educativo non è generico come nell'infanzia. Adesso i genitori e le altre agenzie educative trasmettono valori, principi, norme di condotta che, in caso di inadempienza, vengono sanzionati. Tutto ciò appare insopportabile all'adolescente, non solo perché sottende l'idea che egli non sia in grado di capire e di sapersi regolare nelle varie situazioni della vita, gli appare insopportabile, anche, perché ingombra di materiale non suo quella strada che deve percorrere fino in fondo per diventare se stesso.
Consideriamo ora quest'altro aspetto. Nel momento evolutivo che sto descrivendo, l'adolescente si sta ponendo la domanda fondamentale: "Chi sono io?". Non può, evidentemente, trovare una risposta negli altri. Deve acquisire un'identità che sia la sua e di nessun altro. Deve acquisire un'istanza psichica ancora più differenziata di quella dell'Io: l'istanza del Sé.
Con parole più semplici, il "Sé" è l'Io, l'organizzazione biologica, i genitori, gli insegnanti, l'universo culturale ed ambientale che il giovane ha respirato, assimilato ed introiettato; il tutto reso personale, individuale, unico appunto, e che sia sintonico con il proprio mondo interno e funzionale al raggiungimento di congrui adattamenti nella vita reale.
Questo momento importantissimo viene descritto con grande forza da Conrad Aiken nella sua autobiografia:
Che dire? Forse noi adulti dovremmo essere più comprensivi, nell'accezione baudelairiana, ed anche fermi con i giovani; per essere un punto di riferimento, magari discutibile e criticabile, ma presente e certo, al quale il giovane può ancorarsi nei momenti di maggiore turbolenza.
- Laura Cappilli