Nel mio lavoro ho un approccio Psicodinamico.


La mia formazione è avvenuta all'interno della cornice teorica della Psicoanalisi Freudiana, della Psicologia delle Relazioni oggettuali, della Psicologia dell'Io e dellaPsicologia del Sè, e dei vari sviluppi attuali della Psicoanalisi.

Tali modelli psicodinamici, hanno consentito di elaborare forme di trattamento per i disturbi di personalità, intesi come distorsioni o arresti dello sviluppo legati all'interazione tra le caratteristiche genetiche del soggetto e le prime esperienze dell'attaccamento che influenzano diverse funzioni psicologiche cognitive, affettive e motivazionali, implicate peraltro nei processi dell'autoregolazione, oltre che la costruzione di una rappresentazione coesa, stabile e non rigida di sè; e dell'oggetto.


La psicoanalisi, avvalendosi degli apporti di altre discipline, si è evoluta nel passaggio concettuale dal modello pulsionale a quello interpersonale/interattivo, attraverso la revisione di alcuni concetti fondamentali come l'acting out e altri ad esso strettamente collegati, quello di controtransfert, di identificazione proiettiva ed enactment.
Nella teoria psicoanalitica classica, l'acting out, manifestazione della coazione a ripetere, è espressione della resistenza al trattamento.

Un ostacolo , dunque, da superare trasformando l'agire in ricordo e l'impulso all'azione in riflessione attraverso l'interpretazione.


Fare analisi significa ridare al paziente gli affetti che sono andati perduti. Il desiderio di transfert è il motore della terapia. L'analisi finirà quando il paziente saprà utilizzarlo come il motore della sua vita.


Fare analisi dalla parte dell'analista non significa solo mostrare al paziente che vuole quel buon genitore, ma anche esserlo.